Paolo Bacilieri

11 04 2008

Il 7 Aprile 2008 Paolo Bacilieri è stato il primo ospite di “Lunedì Fumetto”, alla Feltrinelli sotto le due torri bolognesi. Insieme a lui c’era Matteo Stefanelli, per chiacchierare de “La magnifica desolazione” (Kappa edizioni), di altri suoi lavori e delle sue abitudini, dei suoi disegni e passioni. I due sono stati accompagnati da Claudio Nader e il tutto si è svolto più o meno così:

Matteo Stefanelli: La prima cosa che mi piacerebbe mettere sul tavolo è la questione del tipo di storie con protagonista Zeno Porno, apparentemente tradizionali ma che in realtà si sfilacciano attraverso il divagare del personaggio…

Paolo Bacilieri: Avevo a che fare con la rivista Blue e volevo raccontare un personaggio piuttosto squallido che si diletta di pornografia. In partenza Zeno era cupissimo, una specie di cattivo tenente, poi non so esattamente come, quando e perché ma ad un certo punto c’è stato un brusco cambio di marcia ed è diventato tutt’altro, qualcosa di più ampio… Non mi interessava avere una direzione precisa, piuttosto la mancanza di una linea unica. Credo che la cosa non fosse del tutto naturale, io tendo a raccontare una storia piuttosto ordinata quindi ho dovuto giocare in una maniera un po’ diversa rispetto a quello che avevo fatto fino al momento prima, e non penso neanche di essere sempre riuscito a raccontare una storia interessante proprio perché il personaggio era privo di regole e si è evoluto un po’ alla volta… Zeno si trasforma col tempo, anche se gli è rimasta questa caratteristica di movimento laterale, non rettilineo, questa capacità di inglobare cose diverse…

Matteo: Cosa intendi con inglobare, sul piano del disegno e delle storie? Come fai a tenere insieme gli universi contraddittori che si trovano nelle storie di Zeno?

Paolo: Ci sono storie in cui un personaggio deve fare questo e solo questo, altre volte in cui è libero di muoversi con più agio… La mia intenzione, con Zeno Porno, è stata quella di lasciarlo libero rispetto a imposizioni di qualsiasi tipo, e questo significa mettere dentro la storia cose che mi vengono in mente mentre ci lavoro, lasciando diverse finestre aperte, senza particolari intenti culturali del tipo inglobare cultura alta e bassa… è un atteggiamento nei confronti del personaggio, lavoro in maniera abbastanza istintiva… il personaggio è libero di divagare, andare, sparire… questa è l’unica regola, o non regola… ovviamente la cosa è rischiosa. Io mi trovo molto a mio agio con la Bonelli proprio perché non ho questo problema e devo lavorare su una storia con una sua linearità, e non so fra le due cose quale sia la migliore, non faccio classifiche, non mi interessa… Penso però che anche in questa sua anarchia quella di Zeno sia una storia, spero non siano semplici esperimenti grafici o narrativi ma una storia che dà degli stimoli, che attira un eventuale lettore.

Claudio Nader: Le avventure di Zeno Porno proseguiranno?

Paolo: Una delle caratteristiche di Zeno Porno è il nomadismo, la mancanza di una linea retta precisa su cui muoversi, il suo andare di qua e di là, come il passaggio dalla rivista Blue a Mondo Naif… Tutti i personaggi hanno una vita propria, quando gli insegni a camminare poi non sai bene dove andranno, e l’impressione che mi dà Zeno è che sia in grado di andare avanti di buon passo ancora per un po’, ma non ho programmi a breve termine.

Matteo: Vorrei passare alla questione della lingua. Spesso si parla della lingua del fumetto come se fosse sempre qualcosa di semplice e banale. Quella che usi tu è invece una lingua ricca e stratificata, un pastiche di cose diverse, con una mescolanza anche sul piano grafico…

Paolo: Alcuni sono proprio errori di grammatica, facendo io stesso il lettering ed essendo distratto ci saranno parecchi refusi nelle mie storie… Credo che, come molti della mia generazione, questo derivi in buona parte dai fumetti che ho letto, oltre che dalle possibilità intrinseche del fumetto, il poter lavorare sia sulle immagini che sul rapporto immagine-linguaggio, e di esempi in Italia ce ne sono molti… non solo Pazienza, che per la mia generazione è stato veramente formativo e forse il migliore se parliamo di giochi di parole, calembour, non-sense, ma anche lo stesso Jacovitti è un maestro in tal senso… Sono anche sospettoso per queste cose con me stesso, lo faccio con una certa vergogna e direi che il cognome di Zeno è più legato a questa vergogna del citare che ad altro tipo di pornografia. E’ una possibilità fatta per i fumetti quella di permettere al lettore di leggere una tavola in due minuti ma anche in due ore, e sono belle tutte e due…

Matteo: Un altro tratto del lavoro di Paolo è anche quello di lavorare su alcuni elementi tipici della grammatica fumettistica, come i baloons. Non solo i suoi fumetti ne sono pieni ma sono usati per cose diversissime. Come e quando hai cominciato a fare i primi tentativi in questa direzione?

Paolo: Il lettering è spesso sottovalutato e invece è una parte essenziale della tavola a fumetti. E’ probabile che il fatto di essermi messo a lavorare manualmente anche sul lettering, da “Durasagra” in poi, mi abbia indirizzato verso una direzione che poi si è sviluppata ancora di più in Zeno. Poi il baloon inteso come indicazione, freccetta, mi piace… mi piace molto caricare di informazioni supplementari e anche contraddittorie le tavole che faccio, non per fini informativi ma perchè mi sembra che la cosa musicalmente funzioni, seguo più questa legge che quelle necessarie alla storia, c’è una cacofonia piacevole. Il baloon è per me un elemento più musicale che di altro genere.

Matteo: E’ musicale anche il lavoro di costruzione delle tavole e l’impaginazione delle vignette? Dall’inizio del tuo lavoro si nota un cambiamento in questo senso, con un’attenzione sempre maggiore alla pagina…

Paolo: Anche lì ad un certo punto c’è stata un’esplosione… I primi fumetti che facevo erano strisce molto regolari senza alcun tipo di composizione della tavola. I motivi reconditi del fatto che più tardi cominciassi a costruire la tavola non li so bene… Essendo cresciuto negli anni ‘70, con i fumetti che c’erano allora, penso sia stato normale prendere la tavola e lavorarci liberamente perché allora certi fumetti, anche popolari, erano fatti così. A 14-15 anni Sergio Toppi era uno dei miei autori preferiti e lui lavorava così, a tavole libere… In tenera età lo ricopiavo e forse quando ho cominciato a lavorare su delle tavole complete mi è tornato in mente quel tipo di background lì. Non lo faccio però con intenti illustrativo-grafici ma con una tensione a quello che sto raccontando… E’ inevitabile, oggi, lavorare in maniera più matura, con meno improvvisazione, con più coscienza di quello che c’è stato. E questo non vale solo per me, riguarda molti fumetti che si fanno adesso.

Claudio: E relativamente a come realizzi le copertine, i frontespizi dei tuoi libri, quanto ti influenza la grafica editoriale o cartellonistica?

Paolo: Nel lavoro di un fumettista c’è un’alta percentuale di lavoro grafico. Dal mio punto di vista non so quanto sia consapevole la cosa. I miei riferimenti grafici sono per lo più fumettistici. Forse in questo sono un po’ tradizionalista, la grafica che preferisco è quella legata agli anni ’70, a una certa rigidità. Per cui forse il mio modo di impostare le copertine viene da lì, dico forse perché io lavoro in maniera molto istintiva, non sono molto programmatico in queste cose…

Matteo: Passiamo al presente, ora stai lavorando ad una nuova serie Bonelli…

Paolo: In questo momento sto lavorando a una storia scritta da Ambrosini, la serie uscirà a brevissimo, la mia storia non so bene, penso nel 2009… il personaggio è Jan Dix… mi sto divertendo a scrivere queste storie perché hanno uno sfondo ambientale divertente, Amsterdam, una città piena di mattoni… disegnare mattoni può essere pericoloso, se poi i mattoni sono riflessi nell’acqua il pericolo aumenta. E’ una serie che ha come sfondo il mondo dell’arte, e nello specifico le storie che devo trattare io riguardano le wunderkammer, le camere delle meraviglie, o i quadri del doganiere Rousseau che rappresentano già personaggi a fumetti, non ho faticato molto a prenderli in mano… Mi muovo in un territorio che mi è molto congeniale… Ambrosini sta facendo degli sforzi per evitare personaggi tutti muscolo scazzottate e sparatorie, per lavorare su storie più complesse che possono avere varie sfaccettature. Siamo ancora in un territorio di genere, investigazione, ma un po’ ai limiti, in maniera laterale…

Matteo: C’è qualcosa del lavoro per Bonelli che ti è passato nel lavoro su Zeno, o anche il contrario?

Paolo: Non so esattamente dove e come si incrocino le cose… Sono sempre io che le faccio quindi qualcosa in comune la devono avere. Lavorare per Bonelli mi è servito perché mi interessa raccontare storie, nel modo più semplice possibile, in bianco e nero… Bonelli in questo senso è proprio una palestra, un esercizio di racconto con mezzi semplici, fumetti in bianco e nero, carta povera, 94 pagine… penso che lavorare alla Bonelli (e quest’anno per me sono esattamente dieci anni) mi ha dato più sicurezza anche per lavorare alle mie storie, più coscienza di quello che so fare e non so fare, mi è servito anche per Zeno anche se sono due cose diverse, complementari… E lo sono anche nel senso fisico… a Zeno ci lavoro spesso nel fine settimana, quando ho tempo libero, per la Bonelli durante la settimana…

Matteo: Parliamo dei tuoi tempi lunghi di produzione, legati alle tue tecniche e soluzioni di disegno, come il lettering o i retini fatti a mano…

Paolo: Non credo di essere così lento… Sono velocissimo ma ho un metodo di lavoro lento quindi le due cose producono una certa media. Non sono lentissimo anche perché quando lavoro per Bonelli devo fare le cose con una certa velocità, e mi piace anche devo dire, penso sia una delle cose sane del nostro lavoro, non cercare di fare capolavori su ogni tavola. Per quanto riguarda il metodo penso di essere migliorato, di non essere più così pasticcione come ero ai tempi di “Barokko”, quando le tavole erano delle specie di bassorilievi con asperità varie. Quelle che faccio adesso sono più pulite, non sono neanche tanto feticista nel modo in cui arrivo alla tavola finita, ho sviluppato una mia tecnica nel corso degli anni, per lo più limitata al bianco e nero… con i colori per fortuna c’è Photoshop che mi permette di fare tinte piatte… però col colore non ho un rapporto caldo e sensuale come certi colleghi. Comunque mi preoccupo più delle storie che racconto, non tanto del metodo…

Matteo: Il fatto che tu tenda spesso a lavorare da solo ha a che fare con un controllo e una regia che vuoi esercitare sulla storia?

Paolo: Se la sceneggiatura non è una cosa da seguire pedissequamente lavoro volentieri con altri, e questo sta succedendo e succederà ancora. Quando lavoro su cose tipo Zeno cerco di sfruttare tutti i vantaggi… non ho una sceneggiatura scritta tavola per tavola anche se c’è una forma di metodo, una traccia, una guida che mi serve un po’. C’è una specificità nel fatto di scrivere e disegnare…

Matteo: Scrivere e disegnare… Quali sono le regole che ti dai, il metodo, quando sei tu a progettare tutto il libro, parti da un plot, una sceneggiatura o un’idea visiva?

Paolo: Per lo più è un’immagine che mi fa partire verso una storia. Ricordo benissimo che per “Durasagra” mi ha fatto scattare qualcosa un’immagine. Al periodo vivevo a Venezia e sulla riva degli Schiavoni, che costeggia il bacino di San Marco, trovo ormeggiato di fronte a me uno yacht grandissimo battente bandiera australiana, si chiamava “Faraon”, e il contrasto tra questo battello modernissimo e lucidissimo e il contesto veneziano mi ha fatto partire una serie di associazioni che poi sono diventate un libro.

Chi lavora sia sulla storia che sul disegno ha una sensibilità particolarmente visiva poi applicata alle storie.

Matteo: Nel tuo lavoro c’è una forte tendenza a valorizzare il bello, e questo si nota soprattutto quando disegni gli edifici, che osservi con grande attenzione, riducendoli all’essenzialità del bianco e nero, che diventa una risorsa fondamentale per far emergere il bello dell’architettura…

Paolo: Sì, è vero, mi piace il bello… Non ci vedo niente di male nell’essere amante del bello. Non mi piace la retorica del brutto, che è meglio una periferia degradata rispetto al centro storico, non è vero, non necessariamente. Io ho disegnato sia periferie degradate che centri storici. Ne “La magnifica desolazione” volevo raccontare degli aspetti di Milano che mi piacciono, come la Milano del boom del dopoguerra, quella della torre Velasca, un edificio che a me piace molto, è fantasioso, mette allegria… piace a tanti, anche a Buzzati è piaciuto… Ma anche il Pirellone, o l’architettura di Giò Ponti… Questo tipo di architettura mi piace metterla nei fumetti, non da esperto di architettura ma da paesaggista. Anche se forse questi edifici sono quasi personaggi a fumetti, la torre Velasca è un bell’esempio, ma non l’unico… Sarebbe bello fare una storia in cui gli esseri umani spariscono completamente e rimangono solo loro…

Matteo: Più di dieci anni fa tu hai realizzato una storia scottante, “The SuperMaso Attitude”. L’inquietudine che viene fuori da questa storia è il risultato di un mix tra un fatto di cronaca, lo stile del tuo lavoro e il modo in cui racconti il territorio veneto da cui viene fuori quel fatto di cronaca… Cosa ti interessava mettere in scena in quel contesto?

Paolo: Torniamo indietro di una dozzina d’anni… “SuperMaso” è una storia che riguardava il Veneto, accaduta in un luogo non troppo distante da casa mia. La storia l’ho disegnata nel ‘95, 4 o 5 anni dopo il fatto, quindi non è stata una cosa immediata, sull’onda della cronaca nera… Forse la cosa che mi ha spinto a lavorarci non fu tanto il fatto in sé quanto la fotografia-icona di Maso al processo, mi sembrava un personaggio a fumetti già pronto, estremo, senza bisogno di stare lì a studiarlo, e aveva una caratteristica che riguardava l’essere veneto in quel momento lì, c’era una questione economica di mezzo… Allora in Italia c’erano pochi autori che lavoravano su fatti di cronaca, oggi è già più normale. Ho quindi subito una specie di attacco da parte di giornalisti, quotidiani… e a scatenarlo è bastata solo l’idea che qualcuno ne facesse un fumetto, non il fumetto in sé, perché di questi in pochi l’avevano letto… Le prime reazioni di stampa non sono uscite sulle pagine della cultura ma su quelle dei fatti di cronaca, dove era uscita anche la notizia dell’omicidio, come fossero due fatti della stessa natura… Da allora le cose sono cambiate in meglio, anche se per contro oggi non avrei tutta quella pubblicità, tant’è che ora è stato ripubblicato da Inguine e la cosa mi sembra molto più tranquilla.

Matteo: Si è trattato di un gioco sugli stereotipi o un modo per cogliere la società veneta?

Paolo: Il Veneto è secondo me un posto bellissimo, e io sono un amante del bello come ben si sa… Ma la cosa riguarda tutta l’Italia. Io vengo da Molina, una zona bellissima… e la strada che facevo da bambino per andare dalla città al mio paese è una strada che nel corso degli anni è cambiata in maniera profonda, è diventata un’altra cosa. C’è una tavola di Crumb che descrive nella prima vignetta un bellissimo paesaggio campestre e progressivamente l’urbanizzazione, fino all’ultima vignetta, una scena di periferia, di nulla architettonico… e in Veneto è successa spesso e volentieri una cosa del genere, è una cosa che è accaduta in molte parti d’Italia…

Matteo: Il Veneto è però il luogo dove fai camminare i tuoi zombie

Paolo: Sì, gli zombie è un altro materiale che mi piace mettere qua e là… i miei zombie non sono così famelici e cattivi, anzi… è uno di quei materiali esausti che mi diverto a usare in maniera decontestualizzata, al di fuori di un concetto di horror, ma non sono necessariamente una critica verso il Veneto, o forse lo sono, non so… mi sembra che ci stiano bene, completano i paesaggi in maniera elegante… Non voglio parenti nobili e letterari ma c’è un libro di Arbasino con un titolo bellissimo, “Paesaggio italiano con zombie”, e io cerco di fare questo tipo di paesaggi italiani con zombie…

Matteo: Ho una curiosità su Crumb… ho la sensazione che ad un certo punto tu abbia preso un vero innamoramento per lui, soprattutto in Zeno Porno…

Paolo: Crumb in Italia l’abbiamo letto abbastanza tardi perché non c’era molto materiale… anche se, senza averlo mai letto, Crumb lo conoscevamo da sempre… è un autore che arriva in maniera talmente diretta… Per quanto riguarda me, da lettore credo che il primo libro di Crumb che mi ha veramente colpito nel profondo sia stata la biografia di Kafka pubblicata da Feltrinelli negli anni ’90, che mi ha fatto capire che razza di autore a 360 gradi fosse Crumb, un autore che già credevo di conoscere bene e che invece non conoscevo ancora… succede spesso. Tu sei convinto di conoscere bene un certo autore e poi ti accorgi che devi ricominciare tutto daccapo. Quanto questo sia passato nei miei fumetti non lo so, però credo che Crumb sia uno di quegli autori che puoi copiare senza problemi. Ci sono autori che invece in quel senso è meglio che lasci perdere, con Pazienza… si vede troppo, è troppo evidente se lo copi… invece Crumb è talmente basico che anche copiandolo pari pari vai comunque da qualche parte… non c’è niente di più semplice di Crumb, e forse non c’è niente di più complicato… è un autore che forse si conosce meno di quanto si pensi…

Matteo: Un altro autore che citi spesso, cambiandogli il nome ne “La magnifica desolazione”, è Barks, o meglio Johann Sebastian Barks

Paolo: Il neologismo non è casuale, mi sembra che abbiano qualcosa in comune… verso Barks sento la stessa distanza che sento verso Bach, è veramente un classico, non mi preoccupo neanche di sapere cosa ci sia di suo nel mio lavoro… penso sia una piattaforma morbida per qualsiasi fumettista, è qualcosa di così felice, semplice, elementare, un classico, come Bach. Il fatto che Zeno sia uno sceneggiatore di fumetti Disney mi piace per questa bizzarria tutta italiana… in Italia abbiamo ancora sceneggiatori e disegnatori Disney che hanno a che fare con queste regole disneyane, in pochi paesi al mondo c’è ancora chi lavora su questi personaggi… Questa sfasatura tutta italiana mi sembra bella per una storia a fumetti, e non è sicuramente casuale che Zeno sia uno sceneggiatore di fumetti.

Si ringrazia, per le fotografie, Emanuele Rosso.


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Una risposta a “Paolo Bacilieri”

28 05 2008
Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini « La Piccola Industria dei Contenuti (16:44:08) :

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